Pillole di cinema,  Recenstorie

Vento di passioni, 1994

Meno male che c’è Brad! Che se la canta e se la suona…

– Film drammatico della metà degli anni novanta. Vincitore di un Oscar per la fotografia, brilla più per la tecnica che per la trama. Cast di tutto rispetto, con l’onerevole presenza di Hopkins che regala spessore ad un personaggio che altrimenti passerebbe in sordina, mortificato da una sceneggiatura che banalizza e stereotipa le relazioni interpersonali. Peccato! Perché gli spunti per personaggi fragili ed opposti ci sono. L’ho trovato eccessivamente melodrammatico, con dinamiche famigliari artificiose. I personaggi muoiono, appaiono, spariscono, come pretesti, deus ex-machina che privano la fiducia dello spettatore, della finzione di una storia, della sua magia. L’estremo carisma di Brad Pitt, diventa il motore su cui far roteare l’intera questione, peccato (edue)! Perché l’idea di renderlo un personaggio perno, su cui si snodano le vicende, non è di per sé malvagia: il concetto che chiunque giri attorno a lui venga compromesso dalla sua “maledizione” potrebbe esplorare interessanti piste emotive, specie per le premesse degli altri, ma da un certo punto in poi diventa l’unico elemento portante della storia. Si smarrisce il conflitto, c’è solo il fratello maggiore opposto a lui, dipinto sempre un gradino meno di Brad, così da  non permettergli di restituire la giusta tensione coinvolgente. Il dramma degli altri comprimari fa da accessorio al suo egocentrismo, come se si fosse imboccati a schierarci con il suo narcisismo. È un film con un involucro luccicante, rimpinzato di eventi e traumi emotivamente intensi tutti compressi assieme, legati da una cronicità fine allo sviluppo: è tutto in funzione di Tristan. Le altre situazioni sono trattate superficialmente perché non giustificano la sua evoluzione e quando non sono più necessari, muoiono. Un altro papabile buon “antagonista”, il fratello minore, viene “sacrificato” per lui. Eppure si mettono in campo, per ogni ruolo, drammi interiori di grossa portata, con cui però non riesci ad empatizzare fino in fondo poiché non sono giustificati, non viene messo in risalto il carico di circostanze che conduce alcuni di loro a compiere certi atti. C’è la prepotente presenza di una considerazione molto yankee dell’eroe bello-e-dannato: centro, fine, causa e conseguenza di tutte le scelte…

O.m.bronauta

Miriam, venticinqueanni e un lavoro da cameriera. Leggo, scrivo, disegno e racconto storie.

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