Riflessioni

Pasqua per me.

Pasqua per me era un pranzo in famiglia da bambina, sedersi a tavola alle undici e alzarsi la sera ad orario aperitivo. Zia sul divano e nonna sullo sgabello perché tutti sulle sedie, anche da campeggio, non ci stavamo. Pasqua è mamma che mette la tovaglia di Natale, o quella buona bianca del corredo con i pizzi che qualcuno in qualche festa precedente ha inevitabilmente macchiato di vino, sempre rosso a casa mia. – Alone viola il centro tavola. –
Pasqua per me è nonna che a fine pranzo, con le Kim Rosse fumanti incastrate fra le dita nodose, racconta storielle delle nostra famiglia e fa scherzi a zia e ai suoi nipoti: dice che ha scambiato i figli con sua sorella quando sono nati, che zia in realtà non è figlia di suo padre e simili, poi mi fa l’occhiolino e per un pomeriggio cerchiamo di ricomporre l’impossibile albero genealogico della mia famiglia.
Ridiamo perché nonna è furba – “taghiat’” – e per me Pasqua è nonna che fa battute in dialetto mentre le diciamo di non barare quando giochiamo a carte. Pasqua è anche questo: nonna con i giochi di società che inventa animali tipo Lippopotamo, Liguana a “Nomi, Cose e Città”. – D è Domodossola! –
Pasqua per me è mio cugino che imbroglia, apre i mobili mentre giochiamo e controlla i tipi di pasta. Pasqua è gridi e corse intorno al tavolo, rotondo, menandoci. Pasqua per me è zio che schiaccia il tabacco nella pipa e impuzzonisce tutte le tende e i divani, però a me piace, è un profumo familiare. Pasqua per me è litigare con mio cugino su quanti e quali pezzi di cioccolata dell’uovo dovevamo avere a testa; ognuno aveva le sue uova per evitare polemica ma l’uovo che si apriva a tavola dopo pranzo finiva a schiaffi e bucce delle noci lanciate addosso. (Se poi era un chimico uovo Kinder finivamo a mazzate coi giornali.) Pasqua per me era trasformare in una faida famigliare la contesa della sorpresa.
Per me Pasqua è anche un solo schiaccianoci per dodici persone… L’anno che ne abbiamo avuti due, uno lo abbiamo rotto…

Pasqua era la salsiccia di cavallo che “fa sangue alla bambina” e l’agnello al forno, (Poverini!) la casa sapeva di arrostito e di fumo per settimane. Pasqua per me era il salotto colmo di cugini pazzi fino alle due di notte, poi cercavano di tornare a casa loro ma la macchina non partiva mai così restavano a dormire da noi, già pronti per Pasquetta! Pasqua per me erano i vicini che bussavano per il chiasso a tarda ora, le prime notti in bianco da bambina.
Pasqua per me erano i miei cugini che facevano le imitazioni. Pasqua per me era nonna che mentre faceva i mestieri faceva mettere a mamma la cassetta di Nino D’angelo a tutto volume: – “Senza giacca e cravat accussi’ so’ venut!” – Pasqua per me è nonna che tira fuori il tavoliere – “U tavulir’” – e fa le scarcelle da pucciare nel caffelatte per tutta la settimana Santa. E la focaccia con i pomodorini, e i taralli. Pasqua era la famiglia che abitava al piano sopra che scendeva a mangiare e giocare con noi, ragazzini e liti e il buonissimo sugo della Dine. Pasqua è l’odore di caffè che mia nonna faceva per accogliere ogni persona che arrivava, – solo moka! –
Pasqua era la colomba sempre avanzata perché non piaceva a nessuno. Pasqua per me erano le alicette e le cozze crude che compravo con nonna al mercato. Pasqua per me è andare tutti da zio a Ravenna, far dormire la nonna sulla poltrona del dentista perché non c’è più spazio; io dormivo fra due poltrone schiacciate dai cartoni dell’acqua. Pasqua da zio è saltare sul tavolo di legno per inseguire mio cugino, pestarci, e non fare i compiti. Pasqua da zio è misurarsi con il pennarello sul muro tutti quanti.

Pasqua da adolescente era la cena povera in oratorio il venerdì sera in quaresima, pasta in bianco e cioccolati rubati alle merende dei bambini del doposcuola. Pasqua da adolescente era andare a tutte le messe del triduo pasquale, con mia madre sconvolta che mi seguiva perché non ci credeva: – “Non fa la puttana, ma farà la suora!” –
Pasqua per me è litigare il Giovedì sera alla messa per chi deve passare ad accendere i lumini. Pasqua per me è bruciare due o tre sciure del gruppo vedove ogni anno. – “Cazzo, mi scusi!”- Pasqua per me è il pomeriggio del Venerdi Santo nuvoloso, passato su una panchina di cemento dopo la messa. Pasqua per me è la veglia pasquale del Sabato notte seduti tutti vicini, a fare i video al don che è stonato. Pasqua per me è fare costruzioni di cera per la durata di tutta la veglia con i lumini e Pasqua è pucciare il dito nel lumino per non addormentarmi. Pasqua per me è la mezzanotte e la frase “è risorto”, finalmente, tutti pronti a scampanellare come se non avessimo lo scafoide. Pasqua per me è giocare tutta la notte a biliardino e ping pong in oratorio, spaccando l’uovo con le racchette. Pasqua per me è tre mesi di vita comune e un cd degli Imagine Dragons.
Pasqua per me è il picnic indeciso il lunedì di pasquetta, pioverà o no? Tutti alla bocciofila del parco delle Cave! Con i vecchi che ci guardano come usurpatori del territorio. Teglie di torte salate e pasta fredda, e riso, a secchiate. Pasqua per me è il mio primo pugno in faccia preso per sbaglio giocando a calcio. Pasqua è una partita a schiaccia cinque e un naso storto. Pasqua per me è un labbro gonfio e una serata al bowling. Pasqua per me è allestire la Chiesa Vecchia di Baggio con tutto il quartiere e lasciarla aperta tutta la notte. Pasqua per me è pregare una notte intera su una panca con una candela e degli amici. Pasqua per me è Pietro che rinnega Gesù, Pasqua per me è Giuda che bacia e tradisce, Pasqua per me è Pilato che se ne lava le mani, Pasqua per me è il silenzio abitato del Getsemani. Pasqua per me è “Eli, Eli, Lama sabachthani?”.
Pasqua per me è la resurrezione e primavera.
Pasqua per me è una preghiera di intercessione ogni anno, per ogni ragazzino che seguivo in oratorio.

Pasqua per me è un uovo Kinder regalato da un amore solo per farsi perdonare un bacio, un tradimento, che saprò molto dopo, o che sapevo da sempre?
Pasqua è la mia famiglia tutta ubriaca che cerca di tirarmi sul il morale ballando con nonna “Zan Zan Zan le belle rane!”
Pasqua è mio zio spagnolo con la sangria che cita: “Quando la fatica supera il gusto, molla la figa e passa al Lambrusco…” e mi versa un altro bicchiere.
Pasqua per me è una panchina di notte con gli amici, le Tennet’s e i Kinder Bueno di un Carrefour h24.
Pasqua per me è casa libera dai genitori e gli amici tutti ubriachi all’ora di pranzo. Pasqua per me è un giro al parco fumati ad inseguire i pavoni e le papere. Pasqua per me è una sera al cinema che non ricordo perché ero ubriaca da mezzogiorno.

Pasqua per me è che poi non c’è più nonna, e allora Pasqua è vivere in Portogallo in un ostello, non la voglio festeggiare più. Pasqua per me è un gelato sull’oceano, è imparare a fare il fuoco nel camino.
Pasqua l’anno scorso sapeva di birra e felicità con le amiche a Friburgo, era un weekend di cazzate, di uova di cioccolato rotte con la testa, di balconi sui cantieri, di parmigiana nella foresta nera, di terme, di falò, Pasqua di chiacchiere al tramonto su terrazze panoramiche. Pasqua internazionale nel residence dell’università, Pasqua con la colazione al tè Chai, ai dolcetti indiani, al caffè turco.

Pasqua quest’anno è mamma che fa la parmigiana e mi sgrida perché quando faccio le torte lancio la farina in giro e uso sette forchette e otto coltelli per sbattere due tuorli.
Pasqua è ridere con amici vecchi e con amici nuovi in videochat delle disgrazie del mondo.
Pasqua è in quarantena con Nino D’angelo, la birra, il banana bread, un po’ dell’amore di nonna ad abitarmi intorno e il desiderio dell’ignoto nel cuore. Brivido del mio passo.

“Io aspettavo a te crescevo dint’ o sanghe, a’ musica vullente te bruciavo a dinto, e tenive a me comm’ ultima speranza me sentive ‘n cuollo dint’ a tutte ‘e panne …”

P.S. Sì, facciamo parte di quelle famiglie “pittoresche” che aprono le finestre con la musica neomelodica a tutto volume, ma siamo alle case popolari e qua era la norma già prima dei flash-mob. Fotte sega.

Miriam, venticinqueanni e un lavoro da cameriera. Leggo, scrivo, disegno e racconto storie.

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