Pillole di cinema,  Recenstorie

L’ora più buia, 2017

L’umanità di un leader in guerra.

Film biografico sull’ascesa di Wiston Churchill nel primo periodo della Seconda Guerra Mondiale. La battaglia si combatte ancora oltre la Manica. Gary Oldman, specialmente in lingua originale, regala un’interpretazione impareggiabile di questo personaggio storico ed eclettico che con il suo ingegno, carisma e retorica, ha cambiato le sorti della guerra. La regia di Joe Wright enfatizza con la fotografia, l’atmosfera cupa del periodo, creando un giusto connubio fra l’isolamento e il dialogo di quest’uomo con la sua epoca e i suoi tranelli; col montaggio e le immagini ci mostra la solitudine di un leader della sua portata. Lasciando parlare i caratteri e la storia, restituisce ad ogni personaggio il suo valore. Preponderante, come nella vita reale, il ruolo della moglie del Primo Ministro, non solo come coniuge ma personalità definita che aggiunge elementi alla trama e alla nostra storia. Gli antagonisti politici, delineati senza troppi orpelli, partecipano agli eventi come giocatori di una grande e macabra partita bellica. La tematica lo rende un film da guardare con l’intenzione di saperne di più su quei fatti: Dunkirk, l’elezione a Primo Ministro, la negazione della negoziazione con l’Italia e il ruolo della monarchia inglese nel conflitto. La colonna sonora alimenta la tensione, l’oscurità degli annunci, con la solita raffinata poetica di Marianelli, fedele al regista. È il rapporto con la segretaria, elemento contrapposto alla cronologicità che da spessore alla trama, rivela l’umanità e la fragilità di un uomo come gli altri, con le sue difficoltà con cui fare i conti. Senza togliere mai al protagonista l’aurea brillante, grottesca, a tratti buffa, di cui gode. Cresce per tutto il film la consapevolezza che la guerra si perpetrerá oltre i confini, pre-annunciando il disastro che poi sarà il bombardamento di Londra.

O.m.bronauta

Miriam, venticinqueanni e un lavoro da cameriera. Leggo, scrivo, disegno e racconto storie.