Appunti,  Ricordario

QUANDO COMPRI UN FONDOTINTA.

Tratto da una storia vera (…Che speravo non lo fosse)

Milano, Corso Vercelli. Negozietto di un noto marchio di profumeria. Novembre.
Fradicia scuoto l’ombrello fuori dalla porta aperta, e una voce che scandisce le vocali rotonde mi (ac)coglie di sorpresa, alle spalle.
– “Ciao sono Vanessa, posso aiutarti a scegliere qualcosaoggiinscontodeltrepercentocisonoirossettimatdallagrazionepuntounoaquellapuntounomezzoconil-trexdue. Quello che costa meno è gratisss!”
Mi giro con una smorfia interdetta, curva su me stessa, cercando di re-infilare le asticelle contundenti dell’ombrello dentro la plastica, zuppa.
Vanessa mi fissa dietro l’impalcatura kabuki di trucco, con la bocca spalancata storta da un lato: mi squadra da capo a piedi. Poi sorride annuendo con le labbra corrucciate in avanti, dichiarando l’enorme sforzo che sta compiendo nell’essere cortese. (Masticherebbe un chewing-gum se non fosse sul posto di lavoro)
– “Eh, umh, no grazie io….” Non faccio in tempo a finire la frase che Vanessaconlevocaliaperte si dilegua nella folla.
Le luci al neon, viola, si riflettono su tutte le superfici specchiate, rimbalzando a ritmo di musica dalle casse alla gente. Devo sbattere le palpebre per abituare gli occhi a quell’impressione lucida e ovattata. C’è un portaombrelli sulla soglia, coperto da ombrelletti e ombrellini, formano una pozza quelli buttati per terra. Ombrelli con i pizzi, total black, merlati, c’è anche il classico ombrellone arcobaleno che aperto è in grado di proteggere un settore dello stadio. Ma, se ci fate caso, appartiene sempre a qualcuno di molto scoordinato: di solito è una donna di mezza età, nevrotica e minuta, che quando lo apre fa più feriti di una mina saltata in trincea. Ad ogni curva fa un Bocelli.
Il mio, invece, è un mini ombrello (da cocktail praticamente…) colorato, disegnato, non ripara ma s’abbina al maglione; ha il velcro del nastro consumato, ci sono tre fili esausti che tengono insieme i ferri del telaio sull’orlo di una crisi di nervi. – L’ombrello aperto, al chiuso, porta male. – Do un pugno ad un estremità per rimpicciolirlo alla svelta, e me lo porto appresso stretto in una mano (che poi me lo fregano il catorcio a fantasie), sgocciolando sul linoleum lillà brillante.
Nel locale c’è lo sbalzo termico di una serra, fa fiorire vanità e rossori: Marketing! Così ti serve la cipria…
Commesse vestite di nero cavalcano fra i capannelli di clienti, scandiscono vocali o consonanti scuotendo a destra e sinistra fluenti e diritte chiome pettinate, lucenti. (Io non riesco ad avere i capelli così, in piega, manco se me li lisciano col ferro da stiro.)
Accidentalmente incrocio la mia immagine negli specchi, sparsi in obliquo sulle mensole.
Il cappotto, nero, infeltrito e impregnato di pioggia, ha la vitalità di un tappetino della macchina sbattuto all’autolavaggio. La sciarpa, avvolta come un cappio (l’entusiasmo novembrino), mi dona come un papillon dona a Maurizio Costanzo. Per non parlare della frangia gonfia: metà mi si infilza in un occhio, arricciata, metà capta le onde di Radio Londra. “Giacomo bacia Maometto. Felice non è felice. La mia barba è bionda.”
Inizio a capire lo sguardo di Vanessaconlevocaliaperte, sembro uscita da una lotta con i predatori di foche del Borneo; ma è solo il dopo-lavoro in un giorno di diluvio…
Mi faccio strada tra le donne d’ogni età, entusiasmate e curve su tutti gli imbelletti, afferrate alle loro borsette. (N.B. Grandi catene o no, scegliete negozi di zone meno abbienti se non volete essere giudicate come delle piccole fiammiferaie solo perché non siete mai in ordine.)
Con i miei enormi occhi cerco di scrutare le etichette sopra gli scaffali, afferrare la direzione giusta al primo colpo e non urtare nessuno. Venessaconlevocaliaperte mi lancia occhiatacce da lontano. Oh dio, non è che pensa che sono una ladra?
Il mio spaesamento viene intercettato da un’altra commessa, identica a Vanessa, ma con i capelli di un altro colore:
– “Ciao sono Melissa, tiinformocheoggiceiltreperduesuglismaltisecompriunprodottodelboxsoloperquestasettimana l’altro è in omaggio!”
Eh? Replico con quello che dovrebbe somigliare ad un sorriso comprensivo ma somiglia più ad una paresi, annuisco. Cosa cazzo ha detto?
M’allontano con un passo degli anfibi verso il centro, pieno di cartellini rossi con i prezzi. Però voglio uscire da quel posto il prima possibile, così in preda ad un ripensamento chiedo:
– “Senti, dove sono i fondotinta?”
Ecco… Voi credete che lei vi darà semplicemente l’indicazione con un dito, di uno scaffale polveroso nell’angolo più affollato e costoso della profumeria, ma invece vi coinvolgerà come Virgilio in un pericoloso viaggio ai confini del Contouring. Cercando di convincervi a fare una discesa (del vostro conto corrente, in rosso) nell’inferno della quantità di acquisti strampalati tutti stranamente in offerta; lei, esplicherà l’utilizzo di una vasta gamma di prodotti di cui ignoravate l’esistenza, (e di cui potete continuare a far finta di niente) manipolando la vostra scarsa autostima in sindrome premestruale, assicurandovi che sono elementi imprescindibili per il vostro “Meikap” e la vostra “Brutirutine”. E sarete in un attimo a fare Tutorial su Youtube! – La strada per il successo e lastricata di palette. –
– “Mat o liquido?”
– “Di solito uso liq…”
– “Allora, qua abbiamo quellocheduraventiquattroore con – estratto-d-olio-di-jojoba-schiacciatodaipiediverginisiberianenelleforestedegli Urali, mentre se vuoi provare qualcosa di più intenso ti consiglio questo: a soli settantaeuroenovantanoveperoggiconunosmaltoilterzo è in regalo. Ha la texture che uniforma l’incarnato togliendoti quel pallore e quei rossori dati dalle tue imperfezioni. Hai la pelle grassa?”
In una sola frase è riuscita ad insultare le mie conoscenze geografiche e il mio vitale colorito alla Edward Cullen.
Oh, Barbie! Và che una volta i nobili si sarebbero presi a schiaffi per una pelle diafana come la mia! (…)
Ovviamente scaccio il risentimento da ragazza del ghetto, che sa di essere cangiante anche al buio, e serro le labbra con un ridolino che dovrebbe rappresentare un “eh già”.
– “Cosa sono gli estratti di jojoba?” (Vi vedo che andate a cercare su google!) lo chiedo apposta, confido in una supercazzola. Sbatte le palpebre:
– “Una pianta che nutre lapelleioticonsigliereilatonalità più chiara.”
– “Ma poi sembro un cadavere…”
Lei mi guarda come se avessi detto che gli asini volano.
– “Tesoro, ma devi mettere la terra poi sopra, c’è questa qui a solitreeuroesettantcinqueconbricioledisabbiadeldeserto del Sahara!”
Oh, cielo, s’è incantato il disco.
Prima che io possa rendermene conto ha un tester in mano. Sfodera un pennello dalla fondina che porta nella cintura attorno alla vita, e ci spruzza sopra un po’ di crema colorata: me lo infilza nella giugulare spargendo il prodotto a destra e sinistra. Scatto. Sulla pelle di quanta gente avrà usato quelle setole?
– “Sì, direi che hai un sottotono freddo della pelle, ti va meglio il Rosé. Se vuoi proviamo anche quest…”
– “No grazie.”
– “Ti consiglio di provare anche un Neutro dello stesso numero per il confronto…”
Io nel frattempo scruto le mie occhiaie violacee nello specchio, in quella luce che mi sparaflesha ho la pelle sottile e trasparente: Oh mio dio, ma sono andata in giro così tutto il giorno e nessuno me lo ha detto?
– “Ti lascio anche un sciopinbeg…”
– “Una?”
– “Shopping-bag, per mettere dentro i tuoi acquisti!”
Hai paura eh, che io faccia cadere le boccette di vetro, in mille pezzi, tenendole in mano? Che possa fare un disastro da ripulire, che ci tocca a tutti ripagare, eh?
Beh, sai che ti dico Melissa?
Che hai ragione…
Effettivamente è una cosa che potrei tranquillamente fare. L’accetto volentieri la sacchetta. (Nonostante le dimensioni da cartelletta di tecnica del liceo 50×70.) E posso metterci dentro l’ombrello! Grazie! Melissa mi abbandona al bivio, davanti allo scaffale dei fondotinta che inizio ad ispezionare alla ricerca degli Urali…
Sento gli sguardi di Vanessaconlevocaliaperte e di Melissa che vorticano dietro di me, in uno stallo alla messicana: loro, due pantere nella giungla dei mascara, ed io un cucciolo di caribù, pronto per la merenda.
Nella mano sinistra il Rosé, nella destra il Neutro: mi sento in Matrix. Cosa scegliere? Rosé incarnato bambola di porcellana, tintarella di luna costante, dama dal sangue blu, Maria Antonietta nell’aldilà, ma posso regalargli vitalità con la terra con i pezzi di deserto dentro, un po’ esotico, che poi dov’è? Come ce lo hanno messo il deserto là dentro? Ma poi me la metterei tutte le mattine? E se il contrasto è troppo forte? Poi il rosè non lo digerisco mai, preferisco il rosso. Allora prendo il Neutro, così si intona con il mio sottotono, specie dell’umore, e non devo aggiungerci la terra, ma se poi si vede lo stacco? Dai fa cafonazza così, la linea arancione sul collo, eh su…
– “Va beh lo provo!”
Sul polso, anche se Cliomakeup dice di testarlo sul collo. Sollevo la manica inamidata del cappotto, s’arrotola al maglione, ai braccialetti dei desideri e l’avambraccio mi fa subito effetto salamella di pollo.
Schiaccio il tappo nero del fondotinta: non esce niente. Schiaccio più forte. Emette solo un suono che fa “cik cik.” Scuoto la boccetta di vetro, rischiando di rifare la dentatura di quella chinata dietro di me all’area rossetti. Ripigio. Niente. Nel frattempo la manica torna a calarmi verso il palmo della mano, come una tapparella elettrica. A labbra serrate, con le gocce di sudore che corrono sotto la frangia, giro il tappo del flacone. Lo re-incastro. Schiaccio lo spray: – Spash! –
Il tappo scoppia, mi si rovescia mezza boccetta di liquido beige neutro sulla manica svilita della giacca.
– “Cazzo!”
Poso a caso il flacone e mi guardo attorno: Melissa sta parlando con un’altra cliente, Vanessa credo mi ignori volontariamente.
Con la mano colante da un lato e l’altra nello zaino, cerco disperatamente qualcosa per pulirmi.
Tiro fuori: chiavi, libro di poesie, portafoglio (grosso come una mattonella), tre guanti spaiati fra loro, due bottigliette d’acqua a metà (senza etichetta, di una data non ben identificata) due bustine d’assorbenti scollati; – dove cazzo sono i fazzoletti quando servono? – Ci sono tre caramelle appiccicate sul fondo, due involucri di plastica stracciati e prima che abbia l’intero cappotto a pois, emerge uno scontrino accartocciato… Meglio che niente…
Scavo via il grosso del fondotinta ma la carta plastificata sparge bene sul tessuto: beh coprente è coprente!
Non ci sono cestini nel raggio di tutto quel neon. Provo a richiudere lo scontrino su se stesso, ma il liquido mi si sparge sui polpastrelli, sento la morbidezza dell’olio di jojoba… Cola tra le imprecazioni. Infilo lo scontrino sporco nel taschino davanti dello zaino, fra gli accendini, le forcine e i centesimi dei resti. Mi guardo attorno furtiva, faccio parte della confusione tropicale, viola e musicale, dell’arredamento ormai. Sono una pianta.
Estraggo dal fondo della borsa un cimelio dell’ultima allergia, come se fosse droga ad un raduno di San Patrignano. Un fossile che mai avrei voluto sfoderare, l’asso nella manica: un fazzoletto usato, inamidato, con i pelucchi di polvere incastrata fra le grinze.
Mi pulisco alla carlona e infilo il fazzoletto nella tasca con tutta la mano, per coprire la chiazza. Ecco, sembra che abbia rubato qualcosa così!
Diamine! Abbandono a terra la shopinbeg, che sviene di peso da un lato: – “L’ombrello!”
Lo raccolgo affrettandomi verso l’uscita, sotto lo sguardo di biasimo di Vanessaconlevocaliaperte. E prima che io riesca a raggiungere l’uscio, i tre fili che tenevano l’ombrellino raccolto su sè stesso, cedono, ghigliottinati dal peso della mia isteria.
L’ombrello si spalanca nel bel mezzo del negozio.
– “MERDA!”
Esco, sfondando l’imbarazzo degli sguardi riparata nel mio ombrello scassato, come fosse lo scudo di Capitan America.
Almeno la giacca ha un tono migliore ora, con gli estratti delloliodijojobapestatodaipiedidiverginisiber….

*P.S.* La maggior parte delle commesse che ho incontrato in quei negozi è una fantastica consulente. Rispetto il loro lavoro nonostante le formule per vendere. (Io non so se lo saprei fare) Siate gentili sempre con i dipendenti che lavorano a contatto con il pubblico, non è semplice!

Miriam, venticinqueanni e un lavoro da cameriera. Leggo, scrivo, disegno e racconto storie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *